martedì 27 maggio 2014

Ce lo chiede il mercato / 1

Al mercato di Novi Sad (Voivodina)
NOVI SAD - Siccome "ce lo chiede il mercato", il mantra infallibile del nuovo millennio nel mondo globalizzato e lanciato in una corsa demenziale verso il baratro, sono venuto a vedere come vanno le cose laddove le lancette scorrono meno velocemente e tutto quanto, dai rapporti con le persone, all'aria, al paesaggio, al cibo, al muoversi sembrano riacquistare un senso, una percezione, un odore, un sapore e una dimensione più umani e meno plastificati: in Serbia. Il Paese che gode probabilmente della peggior fama in Europa, del tutto immeritatamente, vittima di un'aggressione vigliacca e forsennata soltanto 15 anni fa da parte dei suoi vicini (compresa l'Italia il cui governo era capeggiato allora dal compagno D'Alema") e dal loro cane pastore, gli USA del democraticissimo presidente Clinton, che ne ha distrutto infrastrutture e apparato produttivo ma non la formidabile tempra della sua gente. Non è distante, la Serbia: Belgrado dista poco più di 600 chilometri da Trieste, meno di Roma, per capirci, ma per fortuna è lontana nel senso che intendevo sopra. Motivo per cui ci torno sempre volentieri e lo farò ancora più spesso in futuro.

1 commento:

  1. Si attendono dettagli su costi e metodi (quanto costa, ad esempio, un biglietto del tram? E quanto l'equivalente di caffè e briosche? Costo medio di una bolletta del gas?), così da farci un'idea su un possibile esilio volontario lì dove ancora sia possible vivere senza venir stuprati ogni mattina al bar sotto casa.
    (sono virulenta in questi giorni, un'espatrio mi farebbe bene, lo so...)

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